Ci sono aziende che non possono o non vogliono mettere i propri documenti su una piattaforma cloud straniera: perché lo vieta un contratto, perché lo chiede un cliente in fase di qualifica, perché non vogliono che il costo cresca a ogni assunzione. Nextcloud risponde esattamente a questo: stesse funzioni — file condivisi, calendari, contatti, modifica dei documenti direttamente dal browser, condivisione verso l’esterno con link protetti — su una piattaforma che puoi tenere fisicamente nella tua sede.
Le due strade sono entrambe percorribili e le facciamo tutte e due. On-premise, con il server in azienda e i dati che non escono dalla porta, è la scelta di chi ha vincoli precisi su dove stanno i dati. Hosting sulla nostra infrastruttura è la scelta di chi vuole gli stessi vantaggi senza avere hardware da gestire.
Non sai se i tuoi dati possono restare in Italia?
Verifichiamolo insieme.
Oltre la cartella condivisa. Sotto lo stesso tetto — quello che il progetto chiama Nextcloud Hub — ci sono Files per cartelle condivise e sincronizzazione, una suite documentale per scrivere ed editare online più persone sullo stesso file in tempo reale, Talk per chat e videoconferenze come alternativa a Teams o Meet, calendario e contatti condivisi, e un assistente basato su intelligenza artificiale che gira sulla tua infrastruttura invece che su server terzi — un dettaglio che conta doppio per chi sceglie Nextcloud proprio per non mandare dati fuori dall’azienda.
La compatibilità con i documenti Office. Chi lavora ogni giorno con file Word, Excel e PowerPoint sa quanto sia fastidioso quando un formato “quasi compatibile” sposta una tabella o rompe una formattazione. Negli ultimi anni il progetto ha investito molto proprio su questo, integrando un motore di editing basato su OnlyOffice pensato apposta per il rendering fedele dei formati Microsoft: lo scambio di documenti con clienti e fornitori che restano su Office continua a funzionare senza sorprese.
In tutti e due i casi installazione, configurazione, aggiornamenti e manutenzione sono nostri, e questo è il punto vero. Nextcloud è software libero: la parte difficile non è installarlo — quello lo fa chiunque in un pomeriggio — è tenerlo aggiornato, sicuro e funzionante per anni, mentre gli utenti crescono e i permessi si complicano.
Un progetto che cresce, non un esperimento. Nel 2026 Nextcloud ha festeggiato dieci anni di sviluppo continuo, con partnership europee — anche con grandi fornitori di hosting del continente — pensate proprio per offrire alle aziende un’infrastruttura che resta sotto giurisdizione europea dall’inizio alla fine, dal software al datacenter. È un dettaglio che pesa quando un cliente o un bando pubblico chiede esplicitamente dove risiedono i dati, non solo come sono protetti — un tema che nel 2026 è arrivato sui tavoli di molte direzioni IT, non solo delle multinazionali.
Chi sceglie Nextcloud, in pratica. Sono soprattutto studi professionali e aziende che trattano dati sensibili di clienti — legali, commercialisti, aziende sanitarie, chi lavora con la pubblica amministrazione — dove la domanda “dove sono fisicamente i miei dati” ha una risposta contrattuale precisa da rispettare, non solo una preferenza. Ma anche aziende più piccole scelgono Nextcloud semplicemente per il costo: senza licenza per utente, aggiungere una persona al team non fa scattare nessun canone in più. Se ti serve anche l’hardware su cui farlo girare in sede, vedi Nextcloud tra i nostri prodotti.
Sul telefono come sul PC. I file, i calendari e i contatti si sincronizzano anche sugli smartphone del team, con le stesse cartelle e gli stessi permessi visti in ufficio: chi è fuori sede o in trasferta continua a lavorare sugli stessi documenti, senza inviarseli via email o portarli su una chiavetta USB — che restano, ancora oggi, uno dei modi più comuni con cui un’azienda perde il controllo di dati che avrebbe dovuto tenere riservati.