L’antivirus gratuito installato macchina per macchina ha un difetto che non si vede finché non serve: nessuno sa quali PC sono davvero protetti. Le licenze scadono in silenzio, gli aggiornamenti si fermano perché qualcuno ha chiuso una finestra che dava fastidio, e la macchina che prende il ransomware è sempre quella di cui nessuno si ricordava. Non è un rischio teorico: gli attacchi ransomware in Italia sono cresciuti del 48% nell’ultimo anno secondo Check Point Research.
Console unica, protezione uguale per tutti. C’è una console che dice, adesso, quali dispositivi sono coperti e quali no, cosa è stato bloccato e su quale macchina. Le policy sono uguali per tutti e si aggiornano da sole, senza dipendere da chi clicca cosa.
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Cosa fa GravityZone, nel concreto. La piattaforma di Bitdefender individua i tentativi di cifratura anomali — il comportamento tipico di un ransomware in azione — e blocca il processo prima che finisca il lavoro, poi ripristina automaticamente i file coinvolti dalla copia salvata in precedenza, nella loro posizione originale. Sulle postazioni e i server più esposti si aggiungono livelli ulteriori: rilevamento degli attacchi che non lasciano file sul disco, analisi comportamentale in tempo reale e un ambiente isolato dove i file sospetti vengono fatti “detonare” prima di poter fare danni.
La correlazione automatica è la parte che fa risparmiare più tempo quando succede qualcosa: invece di dieci allarmi separati su dieci macchine, il sistema li raggruppa in un unico incidente, così si vede subito da dove è partito l’attacco e dove si è mosso — senza dover incrociare a mano i log di ogni singolo PC.
Perché non basta l’antivirus “che riconosce i virus”. Molti attacchi moderni non lasciano un file infetto da riconoscere: sfruttano strumenti già presenti nel sistema operativo per muoversi senza destare sospetti. Per questo motivo, oltre alla firma del malware, la piattaforma osserva anche il comportamento — un programma che normalmente stampa documenti e che a un certo punto prova a cifrare tutta la cartella condivisa è un segnale che vale la pena bloccare, anche se quel programma di per sé non è mai stato classificato come pericoloso.
Chi guarda gli alert quando non lo fai tu. Per chi non ha un reparto IT interno capace di seguire la console tutti i giorni, Bitdefender offre anche un servizio di monitoraggio gestito direttamente dai suoi centri operativi di sicurezza, attivi ventiquattr’ore su ventiquattro con un modello “segui il sole” tra fusi orari diversi: un team di oltre duecentottanta analisti che filtra migliaia di allarmi e li trasforma in poche azioni concrete da compiere, invece di lasciare che sia il cliente a doverli interpretare uno per uno. È il livello di copertura che ha senso attivare quando i dispositivi da proteggere superano una certa soglia, e che noi valutiamo insieme a te caso per caso.
Cosa succede davvero durante un attacco in corso. Quando il servizio gestito rileva qualcosa di sospetto, non si limita a mandare una notifica: può isolare in automatico la macchina coinvolta dal resto della rete e bloccare l’account compromesso, per fermare la diffusione mentre gli analisti confermano cosa sta succedendo — passaggi pre-autorizzati in anticipo con noi, così non si perde tempo prezioso ad aspettare un’autorizzazione nel cuore della notte. È la differenza tra scoprire un incidente il giorno dopo dai log e fermarlo mentre è ancora in corso.
Se ti serve la stessa gestione estesa anche agli smartphone aziendali, con una dashboard accessibile a te, vedi Protezione dispositivi gestita.